La governance è il sistema operativo del workplace

Business Pietro Martani 19 giugno 2026

Una conversazione con Daniele Tumietto sul perché la “G” dell’ESG sia la leva più sottovalutata nel real estate per uffici

Quando si parla di ESG nel settore degli uffici, la conversazione tende quasi sempre a concentrarsi sulla E e sulla S: emissioni, certificazioni ambientali, programmi di benessere e politiche di inclusione. La G, ovvero la governance, viene spesso trattata come un semplice adempimento formale. Daniele Tumietto la vede diversamente. Esperto di compliance e membro del consiglio di amministrazione di CiDATAX Srl, società del Gruppo Avask, realtà internazionale specializzata in consulenza fiscale e advisory operante in molteplici giurisdizioni, Tumietto sostiene che la governance sia il meccanismo che determina se un impegno ESG produce risultati concreti oppure rimane una semplice dichiarazione d’intenti.

Ci siamo confrontati con lui per approfondire cosa significhi governance quando viene applicata non al reporting aziendale, ma all’ambiente fisico in cui le persone lavorano ogni giorno.

Il divario tra policy e comportamenti

Pietro Martani: Oggi la maggior parte delle organizzazioni dispone di strategie ESG: obiettivi ambientali, programmi sociali e policy formalizzate. Tuttavia, hai evidenziato un aspetto che ritengo ancora sottovalutato: nulla di tutto questo conta davvero se non modifica il comportamento delle persone all’interno del workplace. Puoi approfondire questo punto?

Daniele Tumietto: La questione è piuttosto semplice. Puoi progettare un edificio sostenibile, installare i migliori sistemi di filtrazione dell’aria, ottimizzare i consumi energetici e comunque fallire, perché le persone che occupano quello spazio non sono allineate agli obiettivi che l’organizzazione si è posta. Se i collaboratori non comprendono ciò che l’azienda sta cercando di realizzare, si genera quello che definisco effetto boomerang: l’investimento esiste, l’intenzione esiste, ma il risultato è indifferenza o, peggio ancora, cinismo.

La vera domanda non è se l’organizzazione abbia principi ESG. La vera domanda è se quei principi siano visibili nell’esperienza quotidiana di lavoro. Quando lo sono, accade qualcosa di interessante: i comportamenti positivi diventano contagiosi. Le persone tendono a imitare ciò che osservano. E quando questa dinamica si consolida, il bisogno di controllo formale diminuisce, perché il sistema inizia ad autoregolarsi.

PM: Quindi, dal tuo punto di vista, la governance riguarda meno le regole e più la creazione delle condizioni che favoriscono l’autoregolazione?

DT: Esattamente. Le regole sono necessarie, ma non sufficienti. La governance è l’architettura che collega le intenzioni alla realtà operativa. Include la responsabilizzazione: ogni azione all’interno del workplace deve fare riferimento a qualcuno, non in senso burocratico, ma come espressione di una responsabilità condivisa. Include la gestione del rischio: le persone devono sapere che sicurezza, manutenzione e continuità operativa non sono lasciate al caso. E, soprattutto, include la misurabilità. Quando si dispone di dati affidabili, è possibile confrontare, migliorare e dimostrare che il sistema funziona.

Cosa si aspettano oggi investitori e dipendenti

PM: Hai citato la misurabilità. Questo si collega a una trasformazione che sto osservando su due fronti: da un lato investitori che richiedono evidenze concrete della qualità della governance, dall’altro lavoratori che guardano oltre la retribuzione e valutano le condizioni reali del luogo di lavoro. Come convergono queste due pressioni?

DT: Convergono proprio nel workplace. Un investitore che oggi analizza un’azienda vuole vedere KPI strutturati, processi di audit, piani di continuità operativa, cybersecurity, conformità normativa e una supply chain ben gestita. Non si tratta di concetti astratti. Tutti questi aspetti si manifestano concretamente nel modo in cui gli uffici vengono gestiti.

Sul fronte dei dipendenti, invece, è avvenuto un cambiamento profondo. Le persone non si accontentano più di dichiarazioni generiche sul benessere. Vogliono capire cosa offre realmente l’ambiente di lavoro. Lo spazio è ben mantenuto? I servizi sono affidabili e coerenti nel tempo? Esiste una reale attenzione alla salute e al comfort oppure soltanto documenti che nessuno legge?

Il workplace è diventato il luogo in cui la governance viene verificata ogni giorno. È lì che il divario tra ciò che l’organizzazione dichiara e ciò che effettivamente realizza diventa immediatamente evidente.

Il modello Office-as-a-Service: governance progettata per funzionare

PM: Questo ci porta a una questione più strutturale. Gestire un workplace moderno, con i suoi livelli tecnologici, le aspettative degli utenti, i requisiti normativi e la complessità dei servizi, sta diventando sempre più difficile. È realistico pensare che la maggior parte delle organizzazioni possa gestire tutto internamente?

DT: Per la maggior parte delle aziende, no. Ed è qui che il cambiamento di paradigma diventa fondamentale. Pensiamo a ciò che è accaduto con l’infrastruttura IT. Vent’anni fa le aziende gestivano i propri data center. Oggi la maggior parte utilizza servizi cloud, non perché abbia perso competenze, ma perché fornitori specializzati garantiscono migliori prestazioni, maggiore sicurezza e maggiore scalabilità.

La stessa logica si applica al workplace. Quando un’organizzazione affida la gestione degli spazi a un operatore specializzato, ciò che definiamo Office-as-a-Service, non sta esternalizzando un centro di costo. Sta accedendo a uno standard superiore di governance. L’operatore gestisce servizi, tecnologia, conformità normativa, sicurezza ed esperienza utente come un sistema integrato.In questo modo il management può concentrarsi sul core business.

PM: Avask opera proprio secondo questa logica.

DT: Esatto. Avask è una realtà globale con uffici in numerosi Paesi. La scelta di affidarsi a spazi gestiti è esplicitamente strategica. I responsabili dei vari Paesi non impiegano il loro tempo a negoziare contratti di pulizia o a risolvere problemi sugli impianti di climatizzazione. Si concentrano sulle attività che generano valore. Nel frattempo, ogni sede mantiene standard di governance coerenti e omogenei, aspetto essenziale quando si opera in contesti altamente regolamentati e distribuiti su più giurisdizioni.

Dalla compliance all’infrastruttura

PM: C’è un tema più ampio che riguarda l’evoluzione della regolamentazione europea. L’attenzione si sta spostando dalla conformità formale alla responsabilità sostanziale: non basta più documentare le policy, bisogna dimostrare che funzionano.ù

DT: Esattamente. Ed è qui che molte organizzazioni rischiano di trovarsi impreparate. Non è più sufficiente avere una governance formalizzata sulla carta. Bisogna essere in grado di dimostrarne il funzionamento in qualsiasi momento. Questo vale tanto per la gestione degli spazi quanto per il reporting finanziario.

Quando la governance è concreta, quando esistono piattaforme che generano dati in tempo reale sull’utilizzo degli spazi, sulla qualità dei servizi e sulle performance ambientali, è possibile anticipare i bisogni anziché limitarsi a reagire ai problemi. Si può mostrare a un revisore, a un investitore o a un dipendente come il sistema opera realmente.

PM: Il che trasforma l’ufficio da asset statico a qualcosa di molto più vicino a una piattaforma di servizi gestita.

DT: È esattamente questa la direzione. E le implicazioni ESG sono dirette. Servizi condivisi e modelli pay-per-use riducono gli sprechi e allineano i costi all’effettivo utilizzo. L’impatto ambientale diminuisce. La flessibilità finanziaria aumenta. E migliora anche la qualità dell’esperienza, perché ci si affida a operatori la cui competenza principale consiste nel far funzionare gli ambienti di lavoro nel modo più efficace possibile.

In questo contesto, la governance diventa il punto di convergenza tra efficienza, sostenibilità e creazione di valore nel lungo periodo. Non è più una funzione di supporto. È il sistema operativo dell’organizzazione.

Daniele Tumietto è Senior Compliance Expert e membro del Consiglio di Amministrazione di CiDATAX Srl, società interamente controllata da Avask Group. Avask supporta aziende del settore e-commerce in numerose giurisdizioni attraverso servizi fiscali, normativi e consulenziali a livello internazionale.

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