Il quarto luogo: dove vivere, lavorare e appartenere tornano a coincidere

Origine del concetto, definizione autoriale di Limitless Workspace e una prima incarnazione mediterranea nel progetto AHOMA.

In sintesi

  • Il terzo luogo, teorizzato da Ray Oldenburg nel 1989, descrive gli spazi pubblici informali fra la casa e l’ufficio. Il lavoro distribuito ne ha eroso i confini e ha aperto la questione di un quarto luogo.
  • Per Limitless Workspace il quarto luogo è il territorio abitato in cui vivere, lavorare e appartenere tornano a coincidere nel tempo lungo.
  • La crescita del lavoro da remoto prolungato e della workation sposta parte del valore dai singoli edifici ai territori capaci di ospitare vita e lavoro insieme: nell’area euro il lavoro da casa almeno occasionale è quasi raddoppiato fra il 2019 e il 2024, dall’11,7% al 22,4% (BCE, su dati Eurostat).
  • AHOMA, progetto del gruppo Stella, traduce questa idea nel Mediterraneo, fra Monferrato e Sicilia occidentale, e trova a Montemagno il suo primo esempio concreto.
  • Per aziende, proprietà e territori il quarto luogo diventa una leva di attrattività dei talenti e di valorizzazione dei luoghi, con effetti sul lavoro da misurare sul campo.

Il quarto luogo ricompone in un unico ambiente, scelto e progettato con intenzione, le funzioni che la modernità aveva distribuito fra casa, ufficio e spazio pubblico. Il racconto dominante chiede all’ufficio di meritare lo spostamento; il quarto luogo lavora sulla sequenza inversa, perché parte dal luogo dove vale la pena stare e vi insedia il lavoro come una delle funzioni dell’abitare. Nel Mediterraneo, AHOMA ne offre una prima incarnazione.

Dal terzo al quarto luogo: che cosa cambia

Il concetto discende da quello di terzo luogo, coniato dal sociologo Ray Oldenburg in The Great Good Place (1989). Oldenburg distingue il primo luogo, la casa, il secondo luogo, il lavoro, e il terzo luogo: lo spazio pubblico informale dove le persone si incontrano in modo volontario, dal caffè alla libreria, dal bar alla biblioteca.

A questi ambienti Oldenburg attribuisce otto qualità ricorrenti – terreno neutro, funzione di livellatore sociale, conversazione come attività principale, accessibilità, presenza di frequentatori abituali, basso profilo, tono giocoso e la sensazione di sentirsi a casa lontano da casa – e ne fa il tessuto connettivo della comunità. Il coworking ha poi cercato di occupare quello spazio intermedio, aggiungendo connettività e scrivanie condivise all’esperienza del caffè.

L’espressione quarto luogo circola oggi con significati diversi e la letteratura non converge su una definizione unica. La genealogia più solida parte da Oldenburg e prosegue con la tipologia proposta da Arnault Morisson per la knowledge economy (2018-2019): combinando le funzioni, il coliving unisce casa e lavoro, il coworking unisce lavoro e socialità, e il quarto luogo le tiene insieme tutte e tre, in una formula sintetica di vivere, lavorare e socializzare. Accanto a questa linea convivono altre accezioni: Patricia Simões Aelbrecht (2016) riferisce l’espressione agli spazi urbani intermedi dove nasce socialità spontanea fra estranei; Yang, Bisson e Sanborn, sul Journal of Corporate Real Estate (2019), descrivono il coworking come un third-fourth place; un ulteriore filone applica il termine agli ambienti digitali.

Una definizione consolidata di quarto luogo, quindi, ancora manca.

Perché il quarto luogo emerge ora

Due pressioni convergono. La prima è il declino dei terzi luoghi e l’aumento dell’isolamento sociale: secondo IE University, nel 2024 il 17% degli americani dichiarava di non avere amici stretti, contro il 2,5% del 1990, mentre circa il 35% degli europei riferisce solitudine almeno saltuaria. La seconda è il lavoro ibrido, che ha ridotto la separazione fra primo e secondo luogo: la casa è diventata anche spazio di lavoro e l’ufficio ha perso il monopolio della produzione. Da qui la spinta a ripensare l’ufficio come destinazione relazionale, un filone documentato nelle analisi 2025 e 2026 su destination office e Return on Commute.

Le condizioni strutturali del fenomeno sono solide. Secondo la Banca centrale europea, su dati Eurostat, nell’area euro la quota di dipendenti fra 20 e 64 anni che lavora da casa almeno occasionalmente è passata dall’11,7% del 2019 al 22,4% del 2024; fra il 2024 e il 2025 il quadro appare stabile e il modello ibrido resta la configurazione più diffusa e preferita. Parallelamente cresce la mobilità del lavoro. MBO Partners stima negli Stati Uniti 18,5 milioni di digital nomad nel 2025, in aumento del 153% rispetto al 2019, e osserva una tendenza allo slomading, cioè meno destinazioni e permanenze più lunghe, in media 6,4 settimane per tappa. Il dato riguarda gli Stati Uniti e si basa sull’autoidentificazione, e vale quindi come benchmark statunitense.

La domanda specifica di workation è economicamente plausibile, mentre la sua misura resta incerta. Una previsione commerciale di MarketIntelo, aggiornata nel 2026, attribuisce al mercato globale della workation 63,5 miliardi di dollari nel 2025 e una crescita fino a 243,8 miliardi entro il 2034, con una quota europea del 28,6%, equivalente a circa 18,2 miliardi di dollari. La stessa fonte non rende pubblica l’intera metodologia, per cui il dato descrive un possibile ordine di grandezza e va trattato come previsione commerciale. Sul fronte del business travel, che rappresenta il bacino di riferimento del bleisure, GBTA stima una spesa europea di 360,4 miliardi di euro nel 2024 e di 389,9 miliardi attesi nel 2026, mentre Eurostat rileva oltre 123 milioni di viaggi professionali con pernottamento nell’Unione nel 2024. La stessa GBTA segnala che nell’ottobre 2025 il 43% dei programmi di viaggio aziendali disponeva di policy definite per il blended travel.

Anche il quadro normativo accompagna il fenomeno. L’OCSE osserva che i primi visti dedicati ai nomadi digitali sono comparsi dal 2020 e che nel novembre 2025 il Modello di Convenzione fiscale è stato aggiornato per tenere conto del lavoro remoto transfrontaliero di breve durata. In Italia il visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto è operativo dal 2024 per attività altamente qualificate, con durata fino a 365 giorni. Su questi temi la verifica va sempre aggiornata prima di ogni pubblicazione, perché il visto risolve la sola dimensione immigratoria e lascia aperte fiscalità, previdenza, diritto del lavoro e duty of care.

La definizione di quarto luogo secondo Limitless Workspace

Limitless Workspace adotta una definizione autoriale: il quarto luogo è il territorio abitato in cui vivere, lavorare e appartenere tornano a coincidere nel tempo lungo. La definizione unisce il filone del corporate real estate, che legge coworking e co-living come terzo-quarto luogo, e quello dell’ufficio-destinazione di matrice hospitality, e vi aggiunge la dimensione del tempo lungo e dell’abitare, che le altre accezioni tendono a trascurare.

Il capovolgimento sta qui. L’ufficio-destinazione chiede allo spazio di lavoro di guadagnarsi il “commuting” con servizi ed esperienze. Il quarto luogo procede nella direzione opposta: la persona sceglie prima un luogo dove valga la pena stare, e il lavoro vi si insedia come una delle funzioni dell’abitare, accanto al riposo, alla relazione e alla cura di sé.

Nel modello Limitless Workspace il lavoro è un sistema distribuito di luoghi, servizi e relazioni: la casa offre autonomia e concentrazione individuale, l’headquarter presidia identità e cultura, gli hub di prossimità garantiscono accessibilità e operatività diffusa. Il quarto luogo occupa il nodo rigenerativo e territoriale, attivato nei momenti che chiedono profondità, riallineamento, relazione intensa o una diversa qualità del tempo.

Quarto luogo Monferrato
La vista da Montemagno Monferrato

AHOMA: il quarto luogo mediterraneo

AHOMA (Ahoma Mediterranean Living) è un progetto di workation e living mediterraneo contemporaneo. Propone soggiorni in case selezionate, esperienze curate con partner locali e un magazine editoriale. Il nome rimanda a Haoma, archetipo antico di rigenerazione e responsabilità individuale, tradotto in un modo diverso di abitare, viaggiare e lavorare: rallentare senza fermarsi, scegliere senza rinunciare, vivere con maggiore intenzione.

La proposta si organizza attorno a quattro assi – Spirit, Mind, Body e Relationships – completati da due fattori abilitanti, Territory e Design. Spirit riguarda chiarezza di scopo e direzione personale; Mind, le condizioni per il pensiero profondo e la riduzione del rumore cognitivo; Body, la qualità fisica della permanenza, dalla luce al sonno al movimento; Relationships, la socialità volontaria e la fiducia. Il territorio entra come componente attiva dell’esperienza, attraverso persone, cultura, alimentazione e paesaggio, e il design opera come linguaggio quotidiano, con materiali essenziali, luce naturale e una bellezza che migliora leggibilità, durata e qualità d’uso dello spazio. AHOMA sviluppa così una propria interpretazione mediterranea e rigenerativa del quarto luogo, che dichiara apertamente come lettura proprietaria di un concetto elaborato dalla letteratura.

AHOMA Montemagno, il primo esempio concreto

Montemagno è un borgo di circa 1.100 abitanti in provincia di Asti, nel cuore delle colline vitivinicole del Monferrato, riconosciute patrimonio dell’umanità UNESCO dal 2014. La posizione combina accessibilità reale e isolamento qualitativo: circa un’ora da Milano, trenta minuti da Torino in direzione Asti, autostrada a pochi minuti, fibra ottica disponibile, e attorno cantine, osterie e percorsi a piedi fra i filari. È il tipo di contesto in cui il quarto luogo smette di essere categoria e diventa esperienza.

Le case AHOMA a Montemagno sono progettate per tenere insieme lavoro e vita senza gerarchie forzate: funzionano come uffici privati durante le ore di concentrazione e come case vere il resto del tempo, con connessione affidabile, design essenziale coerente con il territorio e una relazione diretta con il paesaggio che entra da ogni finestra. I soggiorni si adattano a durate diverse, breve, media e lunga permanenza: una settimana di lavoro intenso e recupero, un mese di remote working immerso nel Monferrato, oppure un periodo più esteso per chi vuole provare il living temporaneo come alternativa di vita. Il soggiorno si inserisce in un ecosistema più ampio, fatto di esperienze nel territorio, sport, yoga, una comunità selezionata e contenuti editoriali che aiutano a orientarsi. In questa lettura, Montemagno è la prima prova concreta del quarto luogo mediterraneo, la cifra con cui AHOMA declina il concetto.

Che cosa significa per aziende, proprietà e territori

Per le direzioni corporate e HR il quarto luogo diventa una leva di attrattività e di retention, dentro logiche di employer branding e di benefit. Le evidenze vanno usate con misura: un randomized controlled trial su Trip.com, pubblicato su Nature, mostra che un modello ibrido con due giorni da casa ha ridotto di un terzo le dimissioni senza peggiorare la performance misurata, con la persona che resta comunque nella propria area di vita. Uno studio della Harvard Business School sullo USPTO ha rilevato un aumento del 4,4% dell’output nel passaggio al work from anywhere, in un contesto di attività individuali, standardizzate e misurabili. La lettura utile è che la performance dipende dalla qualità del modello organizzativo, e il quarto luogo si inquadra come momento intenzionale, da attivare quando casa, ufficio e coworking non offrono la configurazione più adatta.

Per i landlord e gli operatori dell’ospitalità il valore si sposta dal singolo edificio al territorio capace di ospitare vita e lavoro insieme, dove ospitalità, servizi ed esperienza diventano driver di rendimento. La prossimità fisica conserva un ruolo che il remoto integrale fatica a replicare: una ricerca su Nature Human Behaviour, condotta su oltre 61.000 dipendenti Microsoft, associa il lavoro interamente remoto a reti di collaborazione più statiche e organizzate in silos, mentre il MIT Senseable City Lab stima la perdita di migliaia di legami deboli durante il periodo di remoto. Un quarto luogo progettato con cura può ricreare occasioni di incontro, conversazione non programmata e scambio di conoscenza tacita, a condizione di combinare privacy e deep work con spazi comuni leggibili e una socialità volontaria.

Per gli advisor si apre una categoria nuova da leggere e mappare, all’incrocio fra flex, hospitality e workation, con metriche di utilizzo e di esperienza ancora da standardizzare. Il caso italiano illustra bene la prudenza necessaria: le stime sul business travel 2025 divergono in funzione del perimetro, con 34 miliardi di euro secondo il modello internazionale GBTA e 21,5 miliardi secondo l’Osservatorio Business Travel del Politecnico di Milano e dell’Università di Bologna, riferito alle imprese italiane. I due valori hanno metodi e universi diversi e vanno tenuti distinti.

Come si progetta un quarto luogo

Un quarto luogo si progetta orchestrando cinque condizioni integrate. Sul piano dello spirito, ritmi personalizzabili, rituali di inizio e chiusura della giornata e reale possibilità di disconnessione. Sul piano della mente, privacy, acustica, ergonomia, connettività affidabile e varietà di ambienti per attività diverse. Sul piano del corpo, qualità dell’aria e ventilazione, luce naturale, comfort termico, sonno, movimento e alimentazione; su questo la ricerca COGfx della Harvard T.H. Chan School of Public Health documenta punteggi cognitivi sensibilmente più alti in condizioni di aria migliore e ventilazione potenziata, un’evidenza che riguarda la funzione cognitiva in condizioni sperimentali e resta distinta dal rendimento economico. Sul piano delle relazioni, spazi comuni, host o community management e attività leggere che favoriscano incontri volontari. Sul piano del territorio, partner locali, cultura, materiali e paesaggio come parti attive dell’esperienza.

La qualità del progetto si verifica sul campo. Una checklist essenziale, utile in fase di design e come base di misurazione:

  • Spirit – il luogo aiuta a chiarire intenzioni, priorità e direzione del soggiorno?
  • Mind – esistono condizioni reali per concentrazione, creatività e riduzione del rumore cognitivo?
  • Body – luce, sonno, comfort, movimento e alimentazione sostengono la qualità della permanenza?
  • Relationships – spazi e attività facilitano relazioni volontarie e significative?
  • Territory – il soggiorno crea un rapporto autentico con persone, cultura, natura e attività locali?
  • Design – materiali, proporzioni e distribuzione facilitano uso, durata e bellezza funzionale?
  • Work readiness – connettività, ergonomia, privacy e acustica permettono di lavorare in modo professionale?
  • Time autonomy – la persona può organizzare con libertà focus, relazione, riposo, esplorazione e disconnessione?

Le prime ricerche peer-reviewed sulla workation, come lo studio pubblicato sul Journal of Hospitality and Tourism Management, rilevano associazioni positive fra soddisfazione dell’esperienza, engagement, comportamento innovativo e intenzione di permanenza, insieme a criticità su sicurezza e confini fra lavoro e vita privata. L’evidenza causale rimane limitata, e per questo la promessa più difendibile riguarda le condizioni create dal luogo, da verificare con un programma strutturato di misurazione su focus, energia, qualità delle interazioni, raggiungimento degli obiettivi e intenzione di ritorno.

Quarto luogo Ahoma
Une delle case AHOMA a Montemagno Monferrato

Domande frequenti

È lo spazio che integra le funzioni della casa, dell’ufficio e degli spazi sociali, e vi aggiunge una scelta consapevole di qualità dello spazio, comunità, filosofia e radicamento territoriale. Per Limitless Workspace è il territorio abitato in cui vivere, lavorare e appartenere tornano a coincidere nel tempo lungo.

La workation descrive una modalità d’uso, cioè lavorare da una destinazione per un periodo. Il quarto luogo descrive una categoria progettuale più ampia, che comprende infrastruttura professionale, design, relazioni e rapporto con il territorio. La workation può avvenire dentro un quarto luogo, e vi trova condizioni migliori.

Le evidenze disponibili sono differenziate e in parte emergenti. La flessibilità geografica ha aumentato l’output in contesti individuali e misurabili (Harvard Business School, USPTO) e l’ibrido migliora retention e soddisfazione senza penalizzare la performance (Nature, Trip.com), mentre la Banca d’Italia non rileva un effetto medio automatico. La performance dipende dalla qualità del modello organizzativo, e ogni effetto specifico del quarto luogo va misurato caso per caso.

Oggi nel Monferrato, con Montemagno come primo esempio concreto, e nella Sicilia occidentale, fra Trapanese ed Egadi. Il progetto è appena avviato e crescerà nel tempo con altre località mediterranee.

Un cittadino dell’Unione europea può lavorare in Italia senza permesso di lavoro. Per i cittadini extra-UE l’Italia ha un visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto, operativo dal 2024, con durata fino a 365 giorni e permesso di soggiorno da richiedere entro otto giorni lavorativi dall’ingresso. Il visto copre la sola dimensione immigratoria: fiscalità, previdenza, diritto del lavoro, assicurazioni e sicurezza informatica vanno verificati a parte e aggiornati prima di ogni decisione.

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